La storia di Specchia comincia dal suo nome. “Specchia” deriva dal latino specula (dal verbo speculor, osservare) e indica i caratteristici cumuli conici di pietre a secco che i Messapi, l’antico popolo di origine illirica che abitò il Salento prima della conquista romana, innalzavano nelle campagne. Le specchie servivano come punti di avvistamento e di difesa e come segni di confine tra i territori: piccole torri rudimentali di pietra da cui scrutare l’orizzonte, che ancora oggi punteggiano il paesaggio salentino.
Le tracce più antiche
Il territorio specchiese era frequentato dall’uomo ben prima della nascita del borgo. Nei pressi di Cardigliano, in agro di Specchia, la scoperta di una tomba ipogea fa supporre un insediamento umano già nell’età del bronzo, mentre altri reperti archeologici testimoniano una presenza messapica databile tra il 250 e il 90 avanti Cristo. Sono le pagine più remote di una storia che, per il resto, rimane avvolta nell’oscurità: come ha scritto lo storico locale Antonio Penna, «la storia di Specchia è un libro con molte pagine bianche».
Tra leggenda e storia
A colmare quelle pagine bianche ha provveduto la leggenda: la tradizione vuole che il primo insediamento sia stato fondato il 12 agosto dell’anno 54 avanti Cristo dalla matrona romana Lucrezia Amendolara, il cui nome richiamerebbe la mandorla (amandula in latino), da sempre ricchezza di queste campagne. Gli storici, più prudenti, collocano la nascita del borgo intorno al IX secolo dopo Cristo, quando un piccolo nucleo di contadini e pastori, per sfuggire alle frequenti scorrerie dei pirati saraceni che flagellavano le coste del Salento, si rifugiò su questo colle a 131 metri sul livello del mare, abbastanza lontano dal mare da garantire sicurezza.
Attorno a quel primo nucleo di capanne e muretti a secco, protetto dalle specchie di pietra dei Messapi, sarebbe cresciuto nei secoli successivi uno dei borghi più belli d’Italia: un destino che nessun pastore dell’alto Medioevo avrebbe potuto immaginare.
