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Specchia moderna

L’età moderna di Specchia comincia idealmente nel 1806, con l’eversione della feudalità che pose fine a secoli di dominio dei casati nobiliari. L’ultimo volto “feudale” del paese è quello che ancora oggi accoglie chi arriva in Piazza del Popolo: la facciata settecentesca del Castello Risolo con i busti di Desiderio Protonobilissimo, principe di Muro Leccese, e della moglie Margherita Trani, feudatari di Specchia nel XVIII secolo.

L’Ottocento: olio, mandorle e un nuovo nome

Nell’Ottocento Specchia visse della sua agricoltura: l’olio d’oliva prodotto nei frantoi ipogei scavati sotto le strade del paese, le mandorle, il grano e la vite. Fu un secolo di piccole e grandi trasformazioni urbane: sorsero le ville eclettiche fuori dalle mura, come Villa Daniele (1891), e nel 1893 due notabili, Francesco Teotini e Antonio Ripa, fondarono addirittura una compagnia filodrammatica con il suo piccolo teatro. Nel 1873, con decreto di Vittorio Emanuele II, il comune assunse ufficialmente il solo nome di “Specchia”, abbandonando l’antica denominazione di Specchia de’ Preti.

Il Novecento: tabacco ed energia

Il primo Novecento portò a Specchia una precoce stagione industriale. Palazzo Coluccia, edificato agli inizi del secolo, divenne il centro economico del paese con stabilimenti per la lavorazione di tabacco, cereali, vino e formaggi; a pochi chilometri dal centro, tra il 1920 e il 1930, l’imprenditore Giovanni Greco trasformò Cardigliano in un villaggio-azienda per la lavorazione dei tabacchi levantini, con chiesa, scuola, alloggi e dopolavoro. Il paese conobbe presto anche l’energia elettrica grazie all’Impresa Elettrica di Emilio Valente, mentre la produzione di carbone dai boschi alimentava la centrale a gas povero, attiva fino al 1938.

Specchia oggi

Superata la stagione dell’emigrazione del secondo dopoguerra, Specchia ha saputo reinventarsi puntando sulla qualità: il restauro del centro storico, tra i meglio conservati del Salento, le ha valso l’ingresso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”, e nel 2007 il riconoscimento europeo del progetto EDEN come destinazione rurale emergente. Coerente con la sua storia, il paese è oggi anche un piccolo laboratorio di sostenibilità, attento alle energie rinnovabili – dal recupero eolico-fotovoltaico di Cardigliano al museo dedicato al bosco e alle fonti pulite. Un borgo antico con lo sguardo rivolto al futuro.

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