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Frantoio Ipogeo Chiriaco detto “Cicca”

Il frantoio ipogeo della famiglia Chiriaco, noto a Specchia come Frantoio “Cicca” dal soprannome dei suoi antichi proprietari, è tra gli esemplari meglio conservati dei “trappeti” scavati nel sottosuolo del borgo tra il XV e il XIX secolo. Dà il nome alla via su cui si apre ed è una delle tappe della Via dei Frantoi Ipogei, il percorso sotterraneo che unisce i frantoi comunali del centro storico.

Dall’ingresso, posto al livello del piano stradale, un’ampia scalinata coperta da volta a botte scende nell’ipogeo, dove sono ben visibili i torchi in legno per la spremitura, la vasca con la macina in pietra e i numerosi ambienti ricavati nella roccia, adibiti a deposito per le olive e ad aree di riposo per gli operai.

Per secoli l’olio è stato la vera ricchezza del Salento: non tanto quello alimentare, quanto l’olio lampante, richiesto in tutta Europa per l’illuminazione e per la fabbricazione dei saponi, esportato dal porto di Gallipoli verso i mercati del Mediterraneo e del Nord.

Ogni paese aveva i suoi frantoi sotterranei, e Specchia ne contava numerosi proprio sotto le strade dell’abitato. La collocazione ipogea non era un vezzo, ma una necessità: la temperatura costante della roccia impediva all’olio di solidificare durante l’inverno e ne agevolava la decantazione, mentre lo scavo nel banco calcarenitico risultava assai più economico di qualsiasi costruzione in superficie.

Da novembre alla primavera il frantoio si trasformava in un mondo a parte. Vi lavoravano i “trappitari”, spesso marinai che nei mesi invernali lasciavano il mare per scendere sottoterra, e vi abitava anche il mulo che, girando in tondo per ore nella penombra, azionava la pesante macina in pietra.

A dirigere tutto era il “nachiro”, il capo frantoiano, che come il comandante di una nave organizzava i turni, custodiva le offerte dei clienti ed eseguiva personalmente il “taglio”, la delicata separazione dell’olio dalle acque di vegetazione.

Oggi, dopo il restauro che lo ha restituito alla fruizione pubblica, il Frantoio Cicca conserva intatta l’atmosfera di quel lavoro antico, fatto di penombra, fatica e sapienza artigiana: una pagina di archeologia industriale scritta nella pietra, pochi metri sotto i passi dei visitatori.

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